Sul fronte delle politiche nella lotta ai cambiamenti climatici l’Italia è terzultima - su 57 nazioni. Lo rileva l'Indice sul clima 2010 del Germanwatch, presentato questa mattina al vertice Onu di Copenhagen. La ricerca, condotta annualmente dall'associazione tedesca in collaborazione con la rete delle associazioni ambientaliste Can Europa (Climate action network), valuta le performance sul clima dei 57 Paesi che, insieme, sono responsabili di oltre il 90% delle emissioni del pianeta. Lo studio si sofferma su più aspetti: quantità di gas a effetto serra emessa, politiche energetiche e 'accorgimenti verdi'. Su quest'ultimo punto, il documento e' inappellabile: peggio di noi solo Canada e Arabia Saudita. Anche per quanto concerne la produzione di CO2, l'Italia non e' proprio un paese modello: e' infatti 44esima su 57 nazioni. L'indice, che prende in considerazione il livello delle emissioni di anidride carbonica di ogni Paese e i trend delle emissioni nei principali settori (energia, trasporti, industrie, residenziale), premia Brasile, Regno Unito, Svezia e Germania, le prime classificate.
Altro passaggio at Copenhagen è l’attacco frontale della Bolivia alla conduzione danese della COP15. In risposta alla notizia che un gruppo 'selezionato'di paesi abbiano cenato insieme per concordare un accordo negoziale, e dopo la decisione della presidenza di tenere consultazioni informali 'senza alcun processo democratico e partecipativo', Pablo Solon, ambasciatore della Bolivia presso le Nazioni Unite, nell'incontro quotidiano con la stampa ha chiesto 'un processo trasparente, democratico ed inclusivo. Sembra che i negoziatori vivano dentro Matrix - ha accusato - mentre la negoziazione vera avviene nelle 'green room', sedi separate in tavole piccole con ospiti selezionati'. Il presidente danese della Conferenza, critica Solon, 'dice che la partecipazione alle consultazioni informali sarà basata sulla partecipazione regionale, ma non ha indicato come verrà costruita. Stanno creando un processo parallelo non democratico da cui pescare solo alcuni Paesi'.
Importante la presenza dell'ex vicepresidente americano Al Gore, accolto come una rock star dal pubblico di Copenaghen dove è arrivato oggi per convincere i leader a trovare un accordo sul clima e lanciare l'ennesimo allarme sul riscaldamento globale. Al Gore, paladino degli ecologisti americani, ha messo in guardia i delegati alla conferenza organizzata dalle Nazioni Unite che il cambiamento è già in atto e che la calotta polare artica potrebbe scomparire, nelperiodo estivo, già tra 5 o 7 anni. Come da abitudine il premio Nobel ha mostrato i dati di due nuove ricerche con le sue slide, alla presenza dei ministri degli Esteri di Norvegia e Danimarca.
Il "profondo nord" è secondo Gore una delle aree più a rischio del pianeta, dove le temperature sono salite al doppio della velocità rispetto alla media. "C'è il 75% di possibilità che entro 5 o 7 anni l'intera calotta polare artica scompaia durante l'estate", ha detto l'ex vicepresidente americano, che nei giorni scorsi è stato in contatto diretto con le basi scientifiche del polo nord per ricevere gli ultimi dati aggiornati.
''La Conferenza di Copenaghen rischia di trasformarsi in un fallimento a causa degli egoismi dei singoli Paesi''. Lo ha detto l'assessore all'Ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco, alla conferenza dell'Onu, in corso a Copenaghen, in qualità di coordinatore degli assessori regionali all'Ambiente d'Italia. Della delegazione farà parte anche il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
L'assessore Greco ha evidenziato ai giornalisti il ruolo della Calabria nel settore ambientale, anche rispetto alla conferenza in corso. Evidenziando che la regione ''partecipa con la consapevolezza di essere la più virtuosa tra quelle italiane per la sottrazione di CO2. Siamo intenzionati - ha dichiarato Greco - a condurre una battaglia per farsi riconoscere i crediti per le quote di emissione di CO2 derivanti da progetti di riduzione delle stesse. Si tratta della principale misura adottata dall'Unione Europea per adempiere agli impegni presi, ratificando il protocollo di Kyoto. Per questo motivo, la Regione promuoverà un ulteriore crescita delle energie rinnovabili, sia attraverso la realizzazione e la gestione efficiente di filiere industriali integrate, sia mediante l'installazione di impianti di produzione da fonti rinnovabili''.
Alcune domande al Presidente Nazionale della Federazione Internazionale “Mediterraneo & Ambiente” -MedAmbiente Giuseppe Nunziato Belcastro sul “Vertice di Copenaghen sul Clima” che riportiamo di seguito:
PERCHÉ LA CONFERENZA È COSÌ IMPORTANTE?
La Federazione Internazionale “Mediterraneo & Ambiente”, MedAmbiente, Organizzazioni Non Governative, Associazioni Ambientaliste, Enti di Ricerca, Scienziati e Climatologi di tutto il mondo avvertono che per realizzare un cambiamento radicale nelle emissioni globali di gas a effetto serra abbiamo a disposizione un periodo di tempo limitato: non più di 10-20 anni. Se non dovessimo riuscirci, il clima ne risulterebbe probabilmente destabilizzato per molto tempo, con gravi ripercussioni sull'approvvigionamento idrico e alimentare, nonché un aumento della frequenza e un'intensificazione delle catastrofi naturali. Anche le conseguenze economiche sarebbero enormi. Occorre inoltre evitare che allo scadere del Protocollo di Kyoto nel 2012 manchi un documento di riferimento.
DI CHE COSA TRATTERÀ LA CONFERENZA SUL CLIMA CHE SI SVOLGERÀ ALLA FINE DEL 2009 A COPENAGHEN?
200 Stati firmatari intendono sviluppare ulteriormente la Convenzione dell'ONU sul clima e stipulare un accordo successivo al Protocollo di Kyoto. Nella Convenzione, i Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo coordinano i loro sforzi di protezione del clima (riduzione delle emissioni nocive di gas a effetto serra) e di adattamento alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Nell'accordo successivo al Protocollo di Kyoto, i Paesi industrializzati e quelli emergenti dovranno impegnarsi a raggiungere determinati obiettivi di riduzione in base alle loro capacità e concordare i mezzi necessari per il raggiungimento di tali obiettivi. L'accordo di Copenaghen dovrà inoltre consentire: elaborare un quadro di misure di adattamento; delineare una proposta di architettura finanziaria per le misure di adattamento e prevenzione e di indicare le vie da seguire per rendere accessibili tecnologie rispettose del clima.
. QUALI SONO LE QUESTIONI FINANZIARIE PIÙ CONTROVERSE?
I Paesi in via di sviluppo chiedono un sostegno finanziario e tecnologico per le loro misure volte a ridurre le emissioni e ad adattarsi ai cambiamenti climatici. Gli aspetti finanziari sono dunque un elemento chiave per giungere a un accordo a Copenaghen. La Commissione europea ha stimato che ogni anno sarebbero necessari 100 miliardi di dollari. Sono in corso discussioni per raccogliere queste risorse sia nel settore pubblico che in quello privato. La creazione di un fondo mondiale oltre ai due già esistenti, è uno degli argomenti di cui si dibatte nei negoziati. La Svizzera ha proposto di introdurre una tassa globale sulle emissioni di CO2 basata sul principio di causalità (chi inquina paga) per finanziare le misure di adattamento ai cambiamenti climatici.
MANCA MENO DI UN MESE ALL'INIZIO DELLA CONFERENZA SUL CLIMA DELLE NAZIONI UNITE (COP15), DAL 7 AL 18 DICEMBRE A COPENAGHEN, RESTANO MOLTI PUNTI DI DOMANDA SULLE POSIZIONI DEI PRINCIPALI ATTORI INTERNAZIONALI E DELL’ L'UNIONE EUROPEA, IL PARLAMENTO EUROPEO È IMPEGNATO SUL CLIMA?
Dopo aver adottato il pacchetto “clima ed energia”, l'Unione europea, sta utilizzando tutte le sue energie per mettere a punto una posizione comune da portare al vertice di Copenaghen, per stabilire quale aiuto offrire ai Paesi in via di sviluppo e per convincere i Paesi partner che un nuovo accordo sul Verde “new Deal verde” è davvero necessario. Anche il Parlamento europeo e' fortemente impegnato: una delegazione sta mantenendo la relazione con il Giappone intenzionato a ridurre le emissioni del 25% entro il 2020. E l' Europarlamento sta trattando anche con Cina, India e Brasile perchè, anche loro, si sottomettano a obiettivi quantificabili e vincolanti. Il Parlamento vuole che l'Ue mantenga la sua leadership mondiale con una posizione ambiziosa nei negoziati. Obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni per i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, impegni concreti sull'aiuto ai Paesi poveri, e sanzioni per chi non raggiunge gli obiettivi, e' quello che il Parlamento si aspetta dal vertice. Per quanto riguarda poi il sostegno ai paesi in via di sviluppo, il Parlamento ritiene che aiuti 'sufficienti, affidabili e prevedibili' siano imprescindibili per aiutare i paesi svantaggiati a mitigare e adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.
CHE COSA PUÒ FAR SÌ CHE LA CONFERENZA DI COPENAGHEN NON SIA UN FALLIMENTO?
Se la prevista riduzione delle emissioni di gas a effetto serra consentirà di frenare il riscaldamento globale in modo che le temperature non aumentino più di 2 °C rispetto all'epoca preindustriale; se la Conferenza darà delle risposte per quanto riguarda l'adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici. Queste risposte vanno dalla prevenzione alle soluzioni per affrontare i cambiamenti climatici fino al trasferimento dei rischi climatici (assicurazione) e alle operazioni di ripristino; se tutti i grandi emettitori - i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo nella stessa misura - si impegneranno a ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra in base alle proprie capacità; se verranno prese decisioni in merito al trasferimento tecnologico ai Paesi in via di sviluppo al fine di aiutarli a mitigare e - in misura più ridotta - ad adattarsi ai cambiamenti climatici; se verrà creata un'architettura finanziaria per sostenere le misure di mitigazione e di adattamento adottate. Oltre alle risorse finanziarie private e pubbliche, questo sistema dovrà comprendere anche le istituzioni che amministrano tali risorse e la governance di queste istituzioni. Dietro queste condizioni si celano enormi sfide per la politica climatica e dello sviluppo del mondo .
PERCHÉ IL CLIMA CAMBIA?
Le emissioni di gas a effetto serra generate da attività umane quali l'uso di energie fossili (petrolio, carbone e gas naturale), l'agricoltura e la deforestazione (in particolare nei Paesi in via di sviluppo) influenzano il sistema climatico. Secondo gli scienziati del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change - IPCC), i cambiamenti climatici rappresentano una grave minaccia per il pianeta. Recenti studi scientifici indicano che lo scioglimento dei ghiacci e l'innalzamento del livello dei mari è ormai una realtà inquietante.
PRESIDENTE BELCASTRO COME POSSIAMO AIUTARE IL CLIMA E PARTECIPARE ALLA CONFERENZA DI COPENAGHEN?
Iscrivetevi a MedAmbiente e partecipate alle iniziative locali e nazionali sull’utilizzo razionale delle risorse, sull’uso di energie fossili, sull'agricoltura e sulla deforestazione organizzate dalla Federazione Internazionale “Mediterraneo & Ambiente”, aderite anche alla campagna del wwf “- Un voto per la Terra: Vote Earth” per lanciare un messaggio ai leader mondiali affinché approvino un accordo equo ed efficace sul clima. I voti globali per la Terra saranno visibili e costantemente aggiornati tramite un grande globo terrestre” che verrà posizionato all’ingresso della sede del vertice di Copenaghen.
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